Operazione Aquila nera, 14 arresti per eversione dell’ordine democratico. “Dopo azioni volevano creare un loro nuovo partito”

Il piano degli indagati nell’ambito dell’operazione del Ros che ha portato agli arresti disposti del gip dell’Aquila era «basato su un doppio binario»: «da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall’altro un’ opera di capillare intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro »nuovo« partito».

Le indagini partono da ipotesi di reato in Abruzzo e poi nella loro evoluzione coinvolgono altre regioni tra cui Lombardia, Piemonte Lazio e Campania. A quanto si appreso le perquisizioni in corso da parte dei Ros sarebbe almeno 50.

Per chi si ispira al fascismo non ci devono essere mezze misure. Vogliamo credere che questo immenso lavoro si possa al più presto concretizzare con sentenze esemplari». Così il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, commenta l’operazione che ha portato all’arresto di 14 neofascisti in diverse regioni d’Italia.

«La notizia – afferma – è la dimostrazione di quanto le nostre istituzioni tengano alta la guardia contro ogni tentativo di rinascita di gruppi che si ispirano a ideologie antidemocratiche e che incitano alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Complimenti al generale Mario Parente e ai carabinieri del Ros, come del resto ai magistrati della Procura dell’Aquila, per il lavoro svolto. Per chi si ispira al fascismo non ci devono essere mezze misure – conclude -. Purtroppo, anche a causa dell’uso distorto di strumenti online, i neofascismi in Italia e in Europa sono una realtà che non possiamo sottovalutare. Le forze di sicurezza del nostro Paese lavorano ogni giorno per debellare definitivamente questo tumore con l’aiuto di strumenti tecnologici sofisticati. Vogliamo credere che questo immenso lavoro si possa al più presto concretizzare con sentenze esemplari».

I neofascisti arrestati nell’inchiesta dei pm dell’Aquila si proponevano il «compimento di atti di violenza (tramite attentati a Equitalia, magistrati e forze dell’ordine) al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato». Lo si legge negli atti del procedimento.

Delle 14 ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito dell’operazione «Aquila Nera», 11 sono in carcere e tre ai domiciliari, nei confronti di altrettanti indagati per «associazione e con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico e associazione finalizzata all’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». I provvedimenti emessi dal gip del tribunale dell’Aquila scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2013 nei confronti di un’associazione clandestina denominata «Avanguardia ordinovista», che «richiamando agli ideali del disciolto movimento politico neofascista Ordine Nuovo e ponendosi in continuità con eversione nera degli anni ’70 »progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali al fine di sovvertire l’ordine democratico dello Stato«. In particolare, le indagini sono partite attorno al gruppo guidato da Stefano Manni, 48 anni, originario di Ascoli Piceno ma residente a Montesilvano, il quale vanta un legame di parentela con Gianni Nardi, terrorista neofascista che negli anni ’70 insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito, era uno dei maggiori esponenti di Ordine Nuovo.

Oltre ad attentati a magistrati, secondo l’accusa il gruppo avrebbe elaborato un piano »volto a mirare la stabilità sociale attraverso il compimento di atti violenti« nei confronti di Prefetture, Questure e uffici di Equitalia e anche previsto, in un secondo momento di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito. Stando a quanto dichiarato in conferenza stampa dal generale Mario Parente, Comandante Nazionale dei Ros, e dal Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, il gruppo avrebbe »utilizzato il web ed in particolare il social network Facebook come strumento di propaganda eversiva, incitamento all’odio razziale e proselitismo«. A tal riguardo Manni aveva realizzato un doppio livello di comunicazione: in uno con un profilo pubblico lanciava messaggi volti ad alimentare tensioni sociali e a suscitare sentimenti di odio razziale in particolare nei confronti di persone di colore in un altro, con un profilo privato limitato ad un circuito ristretto di sodali, discuteva le progettualità eversive del gruppo. Secondo quanto si è appreso sarebbero coinvolti anche due aquilani.

Un secondo arrestato è Rutilio Sermonti che aveva un ruolo di indirizzo ideologico, in particolare di «estensore di una nuova costituzione repubblicana basata su un ordine costituzionale di ispirazione marcatamente fascista». Residente nella provincia di Ascoli Piceno, ex aderente a Ordine Nuovo, Sermonti è considerato un prolifico scrittore-artista ed è ritenuto una delle figure più importanti del panorama degli intellettuali di destra in Italia. Si è intanto appreso che Stefano Manni, leader del gruppo neofascista, fino a 10 anni fa era nell’Arma dei carabinieri. Durante le indagini sono state utilizzate anche persone sotto copertura.

Fonte: http://www.nottecriminale.it/noc/index.php?option=com_k2&view=item&id=8412:operazione-aquila-nera-14-arresti-per-eversione-dell-ordine-democratico-dopo-azioni-volevano-creare-un-loro-nuovo-partito&Itemid=147

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