Napoli, adesca 11 enne offrendo pizza in cambio di sesso

L'ennesima storia di abusi su minori segno di degrado e deriva morale che sembra quasi non indignare più

La strisciante piaga delle pedofilia torna a far parlare di se con l’ennesima vicenda di abusi su minori, avvenuta venerdì scorso a Napoli.

Vittima dell’adescamento un bambino di 11 anni ad opera di un noto e stimato professionista della provincia partenopea, sposato e padre di due bambine, il classico cittadino modello aldisopra di ogni sospetto, di giorno lavoratore indefesso che di notte si trasformava in orco.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo dopo aver fatto salire in macchina il bambino, ha aperto una trattativa e alla fine, ha trovato l’accordo: avrebbe potuto avere rapporti sessuali con lui in cambio di una pizza.

Arrestato in flagranza di reato da due agenti dell’Unità Operativa Tutela Minori della Polizia Municipale nei pressi di piazza Garibaldi, durante il successivo interrogatorio l’uomo ha confessato, implorando gli agenti di non rovinargli “la reputazione”.

In seguito è stato condotto nel carcere di Poggioreale, in attesa che il giudice si pronunci sulle misure cautelari nei suoi confronti in vista del processo.

Nel corso della perquisizione domiciliare, all’uomo sono stati sequestrati l’auto, il cellulare e un computer, il tutto a disposizione dei magistrati che condurranno le indagini.

Una nuova storia di infanzia negata, segno di un degrado morale che pare inarrestabile, l’ultima di una lunga sequela di eventi, divenuti così drammaticamente frequenti ed ordinari da non sollevare quasi più indignazione nella cosìdetta società civile, neppure quando coinvolgono soggetti appartenenti ad ambienti di potere e lobby, che garantendo privilegi inconsueti, lì rendono quasi “intoccabili”.

Parafrasando un noto romanzo si potrebbe parlare quasi di “un’insostenibile leggerezza della normalità”, che di normale purtroppo non ha più nulla.

In Italia, a seguito dell’approvazione della legge 1 ottobre 2012, n. 172, di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale (Convenzione di Lanzarote), si è proceduto alla modifica di alcuni articoli del codice di procedura penale, innalzando il termine della prescrizione per questo tipo di reati da 10 a 20 anni.

La gravità del danno dovrebbe essere sufficiente a giustificare da sola l’assenza di qualsiasi prescrizione, senza trascurare l’età media delle vittime e i tempi spesso necessari per la presa di coscienza degli abusi subiti.

La prescrizione inoltre non cancella soltanto il reato, ma nega alla vittima qualsiasi possibilità di ottenere quell’atto di giustizia riparatore che gli permetterebbe di riconciliarsi con le istituzioni che non l’hanno saputa proteggere.

Questioni tutt’ora aperte e oggetto di dibattito.

Come fatto rilevare da Telefono Azzurro

In Italia, purtroppo, non viene attuato un monitoraggio sistematico da parte di organi istituzionali che consenta di avere un quadro aggiornato, completo ed esaustivo della diffusione dell’abuso in danno di bambini e adolescenti.

I dati a nostra disposizione non ci permettono di avere un quadro preciso del numero dei bambini maltrattati e abusati nel nostro Paese, tuttavia è possibile affermare che tali dati rappresentano una probabile sottostima del fenomeno: molto alto è il numero dei casi che restano “sommersi”, ossia che non vengono denunciati.

Ciò che preoccupa maggiormente é dunque il “sommerso” e la causa di questo silenzio sarebbe da ricercare proprio nel fatto che spesso le violenze avvengono in contesti sociali molto particolari, quali appunto la famiglia (circa il 60% secondo i dati diffusi nel Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza) i centri religiosi (seminari, oratori), le scuole d’infanzia, le associazioni giovanili.

Peraltro in assenza di una iniziativa penale dei famigliari del minore o di ufficio, la legge in questo modo esclude dalla tutela giurisdizionale proprio le vittime precoci, che vedono così decorrere i termini di prescrizione prima ancora di aver raggiunto la maggiore età e quindi leso il proprio diritto ad agire autonomamente in giudizio.

Per quanto venga percepito o meno come tale, questo è il desolante quadro di una situazione che oggi ha raggiunto un livello estremamente grave, e che in assenza di un’adeguata azione di contrasto, potrebbe produrre effetti devastanti in futuro.

Senza dubbio la società di domani sarà formata dall’infanzia di oggi divenuta adulta, allora altrettanto chiara dovrebbe apparire all’attuale società, a tutti i livelli, l’esigenza di affrontare con la massima priorità e con una partecipazione ampia e condivisa, la questione degli abusi su minori e adolescenti.

Se vogliamo continuare a parlare di futuro e di sviluppo, sarebbe l’ora di interrogarsi su quanto è stato fatto e su quanto deve essere ancora fatto, magari senza attendere che un’altro futuro di sogni e speranze venga negato ancora una volta.