Milano, sequestrati 20mila libri antichi a Dell’Utri

Erano spariti da chiese e biblioteche. All'ex senatore sono contestate le accuse di ricettazione ed esportazione illecita di opere d'arte.

Su richiesta della Procura di Milano, i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza, hanno sequestrato ventimila volumi di notevole rilevanza storica e documenti archivistici datati tra il XV ed il XIX secolo, per un valore di alcuni milioni di euro. I volumi appartengono all’ex dirigente Fininvest ed ex senatore Marcello Dell’Utri, attualmente detenuto nel carcere di Parma dopo essere stato estradato dal Libano il 13 giugno dello scorso anno, sta scontando una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Adesso Dell’Utri è indagato con l’accusa di ricettazione ed esportazione illecita di opere d’arte.

I volumi sono stati rinvenuti in parte nella biblioteca della sua Fondazione in via Senato a Milano, attualmente chiusa, e in parte presso un magazzino di deposito beni per privati, l’Opencare in via Piranesi.

Circa 3mila delle 20mila opere sequestrate farebbero parte della collezione privata di Dell’Utri, grande collezionista di libri antichi e rari, trovata direttamente nelle sue pertinenze.

Il sequestro, reso noto soltanto oggi, è avvenuto quasi un anno fa e parte da un’indagine che fù condotta dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza, impegnati in questi mesi ad eseguire accertamenti sulla provenienza dei volumi.

L’inchiesta è nata dalla vicenda del saccheggio della biblioteca dei Girolamini a Napoli, dalla quale furono sottratti migliaia di libri, tra i quali molti di valore inestimabile. Secondo quanto dichiarato dal pm di Milano che ha coordinato l’inchiesta, Luigi Luzi, al momento non sono emersi collegamenti con quelli sequestrati all’ex senatore. Le indagini hanno consentito di accertare la presenza di “opere asportate, in epoca e con modalità ancora ignote, da biblioteche pubbliche ed ecclesiastiche insistenti sull’intero territorio nazionale”.

Le investigazioni sulla vicenda della Girolamini, ostacolate dall’impermeabilità degli indagati e da ripetuti tentativi di depistaggio, avevano svelato l’esistenza di un sodalizio dedito alla sistematica sottrazione di opere, per il quale i soggetti arrestati sono stati accusati di associazione per delinquere finalizzata al peculato, alla falsificazione e alla ricettazione di migliaia di volumi antichi.

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