QUALITA’ DELL’ARIA IN PEGGIORAMENTO, SUGGERIMENTI CERCASI

Dal flop delle biomasse al climate finance del Cop21, la questione ambientale resta un tema spinoso al centro del dibattito internazionale

” Domani circolano le pari, ferme le dispari “, lo ripete la radio, la televisione, è pubblicato dai quotidiani nazionali e si diffonde in rete, un martellamento mediatico e normativo senza fine: euro 3/4/5/6, ecoincentivi, rottamazioni, controlli e divieti di circolazione.

Lo scopo è rendere chiaro che le auto vecchie inquinano tanto e quelle nuove molto meno. Allora tutti, o quasi, ci siamo comprati la macchina con il motore gpl o metano e le benzine sono sempre più raffinate.

Nonostante ciò la qualità dell’aria non è migliorata anzi è al degrado, sono intervenuti altri fattori di rischio e dal 2003; mentre sono parzialmente diminuite le emissioni nocive delle automobili, di pari passo, sono aumentate quelle prodotte dal settore residenziale.

In quest’ambito la tendenza storica è sempre stata l’utilizzo di combustibili liquidi: gasolio, gpl, kerosene e olio combustibile con un consumo progressivamente più elevato del metano. Dal 2003 il consumo di biomasse subisce un incremento, avviene una vera e propria rapida sostituzione dei combustibili liquidi con legna e pellet a scapito soprattutto del metano.

Sarà l’inizio dei problemi perché secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, ISPRA, ogni unità di energia bruciata sotto forma di biomassa emette molte più polveri sottili di quella emessa dalla stessa quantità di combustibili liquidi.

In realtà quanto sopra rappresenta solo una possibile spiegazione, perché come di consueto, nessuno ha in mano dei chiarimenti che siano oggettivamente accettabili.

L’inquinamento prodotto dalle automobili non è per nulla trascurabile ma nella problematicità generale i blocchi del traffico sono poco più che palliativi. Impianti industriali, edifici pubblici e/o privati con riscaldamenti inquinanti, sistemi d’incenerimento vecchi e stantii, discariche abusive e roghi improvvisati rappresentano dei giacimenti di emissioni negative. Esiste un vero pericolo per la salute e la necessità di affrontare politicamente il problema è ormai ineliminabile. Il primo intervento di protezione dell’atmosfera in Italia, che individua l’aria come un bene giuridico da proteggere, è la Legge del 13 luglio 1966. Le successive integrazioni e modificazioni convergono tutte nella qualità e protezione dell’aria che respiriamo. Gli elementi paurosamente nocivi sono:

  • Le micro polveri sottili
  • Il biossido d’azoto
  • L’ozono

L’inquinamento fa invecchiare e morire prima, ci sottrae mesi di vita.

Tuttavia la situazione ristagna, nonostante i vertici climatici dei potenti della terra e le continue misurazioni per conto delle organizzazioni preposte ai controlli.

A Parigi, dal 30 novembre all 11 dicembre 2015 , si è svolta la ventunesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop21) con l’obiettivo di trovare un accordo per evitare la catastrofe ambientale.

L’argomento chiave delle negoziazioni è stata la cosiddetta “climate finance”, cioè: l’insieme delle operazioni finanziare per contribuire alla diminuzione delle emissioni di gas serra, i progetti di studio per la riduzione della vulnerabilità ambientale alle alterazioni climatiche e per la capacità di adattamento della natura alle modificazioni intervenute.

In tutti i capi di governo presenti è unanime il senso di urgenza.

Papa Francesco dichiara: “Siamo al limite del suicidio.Barack Obama: “Siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa”. Holland: “ Terrorismo e cambiamento climatico due grandi sfide da affrontare perché ai nostri figli dobbiamo lasciare di più che un mondo libero dal terrore, un pianeta preservato dalle catastrofi e sostenibile.” Putin, Merkel, Cameron e Renzi: Serve un accordo  giuridicamente vincolante per limitare a 2 gradi l’aumento della temperatura.”

Straordinariamente uniti e compatti ma altrettanto vaghi sui tempi, obbligatorietà e normative.

Il presidente cinese Xi Jinping ha definito il Cop21 “un punto di partenza” mentre il premier indiano Narendra Modi, pur riconoscendo le problematiche del riscaldamento terrestre dichiara: “Continueremo a bruciare il carbone, non si può scaricare il problema sui paesi in via di sviluppo.”

Tuttavia pur tra differenziazioni rilevanti, l’accordo di Parigi lancia segnali importanti verso la decarbonizzazione, la riduzione di due gradi della temperatura e le sovvenzioni green per i paesi in via di industrializzazione.

Nel 2018 ci sarà un altro vertice, poi un altro ancora e nel 2023 una vera revisione e poi…etc etc.

Fra il traguardo da raggiungere e gli strumenti adottati, per la verità abbastanza vaghi, c’è una distanza abissale.

Se siamo fortunati questa conferenza favorirà la penetrazione della green economy, forse.

La strada verso un accordo fattivo è tutta in salita ma a differenza dei precedenti incontri, in quest’ultimo si è raggiunta un’unanimità di posizioni che potrebbe riuscire a scardinare il forte negazionismo alimentato dal denaro e dalla cupidigia.

Se immaginiamo 10.000/50.000 Ilva di Taranto e migliaia di chilometri quadrati di terreno intossicati da gas venefici, insomma più della metà del territorio del nostro paese irrimediabilmente perduto, vuol dire che non c’è più scampo per nessuno.

Sono quindi necessari piani di  interventi nazionali e internazionali, seri e competenti.

Per quanto riguarda l’Italia urge l’adozione di un piano dell’aria in grado di coordinare le azioni delle regioni, di rivedere tutte le problematiche dai combustibili liquidi, alle biomasse, all’emissioni tossiche industriali altrimenti …

Speriamo nel 2016, di respirare aria nuova.