Il decreto Salva-Vertici-Bancari

Le radici storiche della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio risalgono alla banca mutua popolare aretina, fondata nel gennaio del 1882. Gli odierni amministratori di Banca Etruria, consapevoli dell’importante posizione raggiunta, caratterizzati da fantasie di potere e affetti da manie di grandezza, hanno nel corso di questi ultimi quattro anni, richiesto ai fedeli clienti, di incrementare i loro investimenti con nuova liquidità per favorire l’unione della banca stessa in una più grande e importante. Tale operazione non è mai andata in porto.

 Nel frattempo la decennale attività ispettiva di Banca Italia rileva, come sempre, delle gravi irregolarità nei conteggi e impone una sanzione di 2,4 milioni di euro. Pier Luigi Boschi insieme a altri 18 amministratori di Banca Etruria sono multati per:

« violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito, omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza ».

Crediti malati, fidi milionari, consulenze, remunerazioni e buonuscite elevate, fatture false, omissioni, violazione in materia di trasparenza, provocano perdite per 300 milioni, fino alla scoperta nel 2014 che il capitale è azzerato.

Una vicenda amarissima in cui s’intrecciano lotte di potere politico, investimenti sbagliati, incompetenza degli amministratori prestiti facili agli amici degli amici.

Pier Luigi Boschi in carica nei quattro anni precedenti come consigliere amministrativo, è corresponsabile, insieme agli altri intendenti, della mala gestione della Banca Etruria; tuttavia nell’aprile del 2014 viene nominato presidente nella stessa banca per il trienno 2014-2016.

La nomina a ministro delle riforme costituzionali della figlia di Pier luigi Boschi, Maria Elena Boschi, già segretario generale di Banca Etruria, avviene nel febbraio 2014. Due importanti incarichi a poca distanza uno dall’altro. Coincidenze?

Nel marzo del 2015 il governo approva un decreto per la trasformazione delle banche popolari in s.p.a. I dieci istituti interessati sono: Ubi, Banco Popolare, Bpm, Bper, Creval, Banca Popolare di Sondrio, Banca Etruria, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Bari. Quando l’azione del decreto sarà completata, le banche popolari condannate a una morte apparente, potranno essere acquisite da altri istituti e saranno favoriti gli investimenti stranieri.

L’annuncio fattivo del decreto provoca, in queste banche una nuova fioritura, a danno forse di altri istituti? Ad esempio le floride e intoccabili cooperative rosse? Nient’altro che ipotesi.

Un passo indietro per puntare su Pier Luigi Boschi. Il Dr. Boschi senior è un grande latifondista toscano. Per decenni ha ricoperto cariche importanti nei consigli amministrativi di aziende, associazioni e cooperative agricole, fino alla presidenza della Confcooperative, alla Coldiretti di Arezzo e infine titolare di una grande azienda agricola “Il Palagio”.

E’ singolare che un uomo di grande esperienza finanziaria, si sia lasciato trascinare in una nomina lampo di rilievo, otto mesi prima del commissariamento di banca Etruria. Qualcosa non quadra: si tratta di scelta politica renziana con orientamento mafiorossoneria? Sono solo ipotesi.

Oppure, la pressione di Banca Italia, in merito ai grandi e intoccabili crediti concessi da banca Etruria alle confcooperative, chiedeva di rientrare delle insolvenze prodotte da questo groviglio di concessioni finanziare? Ipotesi.

Io credo che siano vere tutte e due le cose. E’ indubitabile che Banca Italia, un potere bancario ben più grande di una nicchia di commanderos toscani, abbia battuto cassa ed è altresì vero che il Signor Boschi senior rappresenti un parafulmine per il governo “piddino” che ha in mente solo la protezione delle proprie poltrone e delle sue banche.

E i clienti e/o polli da spennare, cittadini fiduciosi titolari di obbligazioni e vari altri prodotti finanziari che fine hanno fatto? Intanto sono voci che non contano, poi chissà, forse un giorno, saranno rimborsati delle perdite subite. Oggi i benpensanti e la stampa richiamano questi risparmiatori a una consapevolezza del rischio e una maggiore selezione della propria banca.

Che dire, mi viene in mente la solita vecchia storiella: quella dell’ortolano.

Ovviamente risparmiatori, azionisti e obbligazionisti truffati, in seguito al decreto salva banca del ministro Padoan, che sarebbe più appropriato chiamare “Salva Vertici Bancari”, non potranno intraprendere nessuna azione di rivalsa contro i responsabili di questo dissesto economico; anzi questi dirigenti, nonostante abbiano creato abissi finanziari insanabili, torneranno tranquillamente ad occupare un qualsiasi posto di responsabilità in un altro istituto di credito .

La modifica del testo europeo a cui ha lavorato Maria Elena Boschi e il suo gruppo, è stato incluso dal governo nella direttiva europea sulle risoluzioni bancarie e la sua approvazione è avvenuta il 10 dicembre 2015 durante il consiglio dei ministri

Conflitto d’interesse? “Ma no!” dichiara il Governo “ Solo qualche piccolo spostamento di parole.”

In realtà Banca Etruria, salvata dal crack, non è solo legata al ministro Maria Elena Boschi per amor filiale ma anche al premier Matteo Renzi alle costose campagne elettorali e a tutte le sue iniziative di rappresentanza: le primarie e le amministrative del 2009, quella del 2012 e l’ultima nel 2013.

Intorno al premier ruota un ricco sistema di reperimento fondi per opera dell’inseparabile amico e mentore, l’agente speciale Marco Carrai, oggi divino imperatore della cyber-security e dell’avvocato Alberto Bianchi.

Marco Carrai nel 2012 crea la fondazione Big Bang, nel 2013 si trasforma in fondazione Open che in breve tempo diventa straricca tanto da coprire tutte le spese del premier per farlo diventare Presidente del Consiglio.

Il dr Marco Carrai – già presidente dell’Aeroporto di Firenze – è un importante imprenditore di dell’agenzia Cys4 che opera nel mondo della sicurezza cibernetica, con solidi rapporti con i governi di Stati Uniti e Israele.

L’avvocato Alberto Bianchi, potente uomo ombra, presidente della fondazione Open, è la divinità tutelare del tesoro renziano.

Questi signori hanno costruito una fitta rete di amicizie, di finanziamenti e simpatizzanti a favore di Matteo Renzi.

Nel 2013 nel consiglio direttivo della fondazione Open, entrano Banca Etruria e il suo segretario generale: Maria Elena Boschi, che appena un anno dopo diventerà Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento nel Governo Renzi.

A questo punto la prospettiva è chiarissima: gli scenari futuri tracciati e le poltrone che contano già occupate, figuriamoci quanto possono contare i risparmiatori.

Alla fine dei conti non poteva che finire con un bel brindisi alla salute di tutti i grandi finanziatori sempre più ricchi, del governo solido e stabile e all’agente non più segreto.

Che dire, io “speriamo che me la cavo”.