Casi di Celiachia e Sensibilità al Glutine in continuo aumento. Ecco alcune possibili cause e come comprenderne i sintomi.

Negli ultimi quarant'anni circa, i casi di Celiachia e di Sensibilità al Glutine sono in continuo aumento e approfondirne tutte le cause è una questione complessa che richiede molto tempo.

di NOEMI LUPO –

La Celiachia o Morbo Celiaco è una patologia autoimmune diffusa nel mondo ed è caratterizzata da un’enteropatia immunomediata che si manifesta nei soggetti geneticamente predisposti conseguentemente all’ingestione del glutine; può rimanere ad uno stato latente per diversi anni ed esplodere in un determinato momento della vita, in base a diversi fattori, tra i quali: stress e virus. Questa patologia causa danni all’apparato digerente, in particolare ai villi intestinali e alla mucosa dell’intestino tenue e provoca malassorbimento e diversi altri disturbi a carico di diversi organi e sistemi dell’organismo umano, danni di entità variabile in base al particolare individuo.

La Celiachia è un’intolleranza permanente al glutine e il rimedio principale è seguire una dieta senza glutine.

La Sensibilità al Glutine non celiaca (o gluten sensitivity) è invece un disturbo diverso, poiché si tratta di un’intolleranza ma, in sintesi, non è un disturbo permanente e non danneggia gravemente l’intestino tenue e la mucosa intestinale come nel caso della celiachia. I sintomi della sensibilità al glutine sono simili a quelli della celiachia e l’intolleranza-sensibilità può comunque provocare diversi danni all’organismo nel tempo, se non viene risolta con l’eliminazione degli alimenti o cibi che contengono glutine dalla propria dieta per un determinato periodo di tempo, per poi ritornare ad ingerirli con minore frequenza, onde evitare il potenziale insorgere di disturbi più gravi.

Il glutine è un composto lipoproteico che viene generato dall’unione di due tipi di proteine in presenza di acqua ed energia meccanica: la gliadina e la glutenina; è la frazione proteica alcol-solubile di alcuni cereali: frumento, orzo, segale, avena, farro, kamut, spelta, triticale e derivati.

Il quadro clinico della sensibilità al glutine comprende sintomi sia intestinali che extra-intestinali, che indicano, appunto, la difficoltà a tollerare e digerire il glutine. Alcuni dei sintomi di questo malessere sono ansia e depressione, sonnolenza e disturbi del sonno, astenia, cefalea, mancanza di concentrazione, dolori addominali, stipsi o diarrea, gonfiore addominale, vertigini, ronzii, senso di nausea, vomito, coliti, dolori muscolari, dolori articolari ma ce ne sono anche altri e variano da individuo a individuo che ne soffre, in base a diversi fattori. In base a diversi sintomi, la sensibilità al glutine viene considerata abbastanza simile alla sindrome del colon irritabile.

Diversi studi hanno stimato che l’1% circa della popolazione italiana soffre di celiachia e che il 6-8% circa è sensibile al glutine (i casi realmente diagnosticati sono minori rispetto ai casi stimati).

Negli ultimi quarant’anni circa, l’incidenza in Italia si è incrementata da 1 su un migliaio di casi a 1 su 100 circa, quindi, si può prevedere il rischio di una potenziale incidenza maggiore in futuro.

Ricercando le cause di questo incremento, bisogna considerare anche che, negli ultimi decenni, è più facile effettuare diagnosi più precise, sebbene talvolta sia ancora complicato diagnosticare entrambi i disturbi.

Ma, all’aumento dei casi, premettendo la predisposizione genetica, potrebbero concorrere anche altri fattori che principalmente abbassano le difese immunitarie, tra i quali, per esempio: lo stress, alcuni virus, le condizioni climatiche, l’elettrosmog, l’inquinamento ambientale, gli alimenti non biologici, transgenici, OGM o geneticamente modificati attraverso irradiazione a raggi x o gamma (γ), l’utilizzo in agricoltura di concimi, diserbanti e pesticidi chimici, le sostanze chimiche utilizzate nella produzione e nel confezionamento di molti prodotti alimentari, e il ridotto utilizzo del lievito madre (che rende il prodotto più digeribile), sostituito quasi del tutto dal lievito di birra o dal lievito chimico, che lievita velocemente ma che provoca complicazioni digestive.

Secondo il Dottore Luciano Pecchiai, per esempio, la causa principale è attribuibile al Grano duro Creso, geneticamente modificato, frutto di un incrocio tra due varietà di grano: l’italiana Cp B144, mutante della Cappelli, ottenuta tramite irradiazione ai raggi gamma (γ) e la varietà messicana Cymmit, esso è molto diffuso ed utilizzato in Italia e, tra chi lo ingerisce costantemente, i più fortunati sviluppano un’assuefazione (che può provocare comunque danni nel tempo), mentre i più sfortunati soffrono di sensibilità al glutine, finché non pongono rimedio curando l’alimentazione adeguatamente.

Nel cercare di formulare una diagnosi, si deve considerare anche che, oltre ai due disturbi in questione, come riporta anche un articolo di Panorama, esiste anche l’allergia al frumento, il 15-20% circa delle persone sensibili al glutine ha almeno un familiare celiaco e alcuni sintomi sono causati da alcuni alimenti che contengono i “FODMAP” (carboidrati a catena corta fermentabili), che producono acqua e aria nell’intestino e che sono contenuti in alimenti quali latte, legumi, verdure a foglia larga e che si trovano in alte quantità nei cereali che contengono glutine; quindi, a volte è complicato distinguere le cause di alcuni sintomi e sicuramente ci si trova in un campo in cui c’è ancora molto da scoprire e anche da rettificare.

In questo articolo approfondiremo in particolare la sensibilità al glutine non celiaca.

Per diagnosticarla, solitamente si prova con il trial in doppio cieco con placebo, facendo seguire alla persona da diagnosticare una dieta senza glutine e reintroducendo il glutine nella sua dieta a sua insaputa, alternando glutine o placebo somministrati sotto forma di compresse a base di amido di frumento o di riso e notando se avverte dei sintomi.

Quindi, se si sospetta di essere sensibili al glutine, è bene rivolgersi ad un medico per sottoporsi ad specifici esami e screening per confermare la possibile sensibilità al glutine e verificare se invece si tratta di celiachia o di allergia al frumento. cercando così di scoprire le cause dei sintomi avvertiti e di prendere i dovuti provvedimenti.

In generale, in caso di diagnosi di sensibilità al glutine, secondo diversi pareri medici bisognerebbe:

  1. Eliminare dalla propria dieta gli alimenti che contengono glutine.
  2. Inserire nella propria dieta cereali senza glutine quali, per esempio: riso, miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno e mais.
  3. Preferire la lievitazione naturale con lievito madre.
  4. Assumere eventualmente anche la Vitamina D, perché è utile per ripristinare in tempi più brevi un intestino danneggiato dall’intolleranza al glutine.
  5. Se e quando si ritornerà a ingerire alimenti che contengono glutine ma più raramente del passato, sarà meglio nutrirsi di alimenti prodotti utilizzando “Grani Antichi” che sono maggiormente tollerabili (tra i quali, per esempio: le varietà Senatore Cappelli, Tumminia, Saragolla, Grano Monococco, Gentil Rosso, Verna, Rieti).

Si conclude osservando che, in generale, i casi di intolleranze alimentari a diversi alimenti sono in continuo aumento e, sia diversi medici che diversi studi riportano che nutrirsi di alimenti non biologici, transgenici, OGM o geneticamente modificati attraverso irradiazione a raggi x , gamma, eccetera, può avere diverse conseguenze per la salute nel tempo.

E’ bene cercare di informarsi adeguatamente e prestare la dovuta attenzione alla propria alimentazione, che dovrebbe essere più consapevole possibile, del resto, l’insigne Ippocrate aveva sicuramente un valido motivo per dire: “Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo.” e, l’eminente Filosofo Ludwig Feuerbach diceva:L’uomo è ciò che mangia.”.

Disclaimer: Si sottolinea che questo articolo mette a fuoco determinati aspetti di questi malesseri e del fenomeno dell’aumento dei casi ma, ovviamente, non può considerarsi esaustivo di un argomento che è stato ed è oggetto di numerosissimi studi e ricerche che sono in costante approfondimento. Le informazioni contenute in questo articolo sono proposte unicamente a scopo informativo, non costituiscono diagnosi o consigli Medici; inoltre, non intendono sostituire né istruzione Medica, né i servizi e i trattamenti di un Medico a cui chi ha necessità deve rivolgersi e riferirsi.

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