Vatileaks, la contraddizione del momento

Non è una novità, lo Stato Pontificio di ieri, Vaticano oggi, è sempre stato attraversato da forti correnti contrastanti.

Non me ne vogliano i vaticanisti convinti né i ferventi cattolici ma la storia ufficiale racconta. Accadde parecchi secoli fa che i cittadini romani, provati dalla durezza di governo del Papa regnante, si chiedessero a che cosa servisse una tale istituzione, siamo nel 1555 con Paolo IV.

E che dire di Donna Olimpia Maidalchini (1591/1657), ricchissima, potente cognata del Papa Innocenzo X (1644/1655) dominatrice della corte papale e di Roma, ironicamente chiamata “la papessa”?

E così via nei secoli fino ai nostri giorni, troppe discordanze tra il potere temporale e spirituale, un tempo alle dissidenze mozzavano le teste, oppure finivano sui roghi.

Oggi per fortuna nella Città del Vaticano, si celebrano solo i processi e le voci contrastanti generano singolari fenomeni mediatici.

Uno di questi è stato definito “Vatileaks”: una nuova parola, coniata nel 2006 da padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa presso la Santa Sede che deriva dal termine inglese  “Leak – fuga di notizie –” e dall’analogo termine Wikileaks, il nome di un’organizzazione internazionale fondata dall’attivista informatico Julian Assange.

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Tutto il teatrino ebbe inizio nel 2009, quando dopo la morte del Monsignor Renato Dardozzi, per espressa volontà testamentaria, il suo fornito archivio di quattromila documenti, carte, lettere, relazioni, bilanci, note contabili, verbali di amministrazione, missive che testimoniano le attività non trasparenti di denaro da parte dello IOR, fù consegnato al giornalista Gianluigi Nuzzi che con il suo libro “Vaticano SpA” lo renderà pubblico.

Monsignor Renato Dardozzi è stato dapprima consigliere del Cardinale Agostino Casaroli, poi del Segretario di Stato Angelo Sodano, con l’incarico di occuparsi delle più tormentate vicende del Vaticano. E’ un traditore? Forse una spia? Al soldo di chi? Oppure si tratta di una vendetta personale perché le sue richieste non state soddisfatte?

Difficile dirlo, quel che è certo è che fu solo l’inizio di una copiosa esondazione documentaria.

Due anni dopo, avviene un’altra fuoriuscita d’informazioni segretissime: fascicoli e lettere riservate dell’ex Papa Benedetto XVI più un “presunto attentato ai suoi danni “, di cui però le reali tracce si perdono nei chiacchiericci televisivi, radiofonici e giornalistici, per favorire la nomina a Pontefice del cardinale Angelo Scola. Responsabili del trafugamento sono Paolo Gabriele, maggiordomo di Benedetto XVI, e Claudio Sciarpelletti, un dipendente della Segreteria di Stato.

Anche questa volta Gianluigi Nuzzi renderà noto il contenuto dei documenti con il libro “Sua Santità”.

La Santa Sede prende subito posizione e le spie, dapprima incarcerate, subito dopo pentite, vengono graziate. Perché l’hanno fatto? Bisogno di notorietà, soldi, potere, vendetta o desideri insoddisfatti?

Insomma nei corridoi della Santa Sede sembrano aggirarsi loschi figuri che prima parlano e poi ritrattano.

Ma non finisce qui.

Nel 2015 sono stati pubblicati i libri di Gianluigi Nuzzi “Via Crucis” e di Emiliano Fittipaldi “Avarizia”: troppo per fare finta di niente, partono gli avvisi di garanzia e con l’elezione di Papa Francesco nel 2013, entriamo nel cosiddetto Vatileaks 2.

 

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In queste nuove opere, si parla di documenti e lettere segrete, oltreché intercettazioni di conversazioni top secret. Gli autori delle due pubblicazioni, sono stati indagati dalla magistratura vaticanense. Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, dichiara che il capo d’accusa è:

«…un possibile concorso nel reato di divulgazione di notizie e documenti riservati, previsto dalla Legge n.IX dello Stato Città del Vaticano». Proseguendo afferma: «…sono all’esame degli inquirenti anche alcune altre persone che per ragioni d’ufficio potrebbero aver cooperato all’acquisizione dei documenti riservati».

La verità è che la nomina di Papa Francesco si scontra con i privilegi secolari cardinalizi, la fabbrica dei santi, le offerte dei fedeli, i furti, le truffe commerciali e il buco nero delle pensioni.

Vere o presunte, la Santa Sede sembra piena di spie.

I già indagati Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, vengono rinviati a giudizio e nello stesso tempo scoppia il caso delle accuse per gli imputati Monsignor Lucio Vallejo Balda e i due collaboratori del C.O.S.E. ( Commissione sull’Organizzazione della Struttura Economico-amministrativa della Santa Sede ), Francesca Chaouqui e Nicola Maio. Le notizie rimbalzano e l’eccessivo clamore mediatico mette a dura prova i presunti responsabili.

La prima udienza si è tenuta nella città del Vaticano il 24 novembre 2015.

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Secondo i giudici vaticani i due giornalisti avrebbero esercitato pressioni su Vallejo Balda, per ottenere le informazioni usate per scrivere i libri. Inoltre il PM vaticano contesta a Vallejo Balda, Chaouqui e Maio, di aver rivelato notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede.

Questo processo, che sembrava dovesse finire prima dell’inaugurazione dell’anno santo, in realtà si è prolungato ben oltre e a tutt’oggi i dibattimenti non sono finiti.

Ovviamente ognuno degli imputati dichiara la propria innocenza e tra colpi di scena e problemi di salute, i due giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, cittadini Italiani, per aver raccontato nei loro libri il malaffare di alcune istituzioni della Santa Sede che movimentano cospicui flussi di denaro, rischiano una pena detentiva da 4 a 8 anni.

Semmai la giustizia del Vaticano arrivasse a una condanna, come si comporterà lo stato Italiano? Concederà l’estradizione?

Il vero punto di questa storia è la libertà di stampa, il diritto-dovere dei giornalisti di informare i cittadini su questioni di pubblico interesse.

Un processo al veleno, fatto di ripensamenti, accuse reciproche e nuovi interrogativi, soprattutto sulla missione a Dubai di Monsignor Balda insieme all’ex carabiniere Giuseppe De Donno: chi dovevano incontrare e cosa sono andati a fare in Arabia Saudita? Gli accertamenti sono in corso e quindi restiamo in attesa.

Alla fine quello che conta – dichiara l’ex direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi – è il contenuto dei libri e in merito a ciò sono informazioni  legate a una fase di lavoro ormai superata, senza la necessaria possibilità di approfondimento e valutazione obiettiva raggiunge invece il risultato, purtroppo in buona parte voluto…” Spiega il gesuita. “…Di creare l’impressione contraria, di un regno permanente della confusione, della non trasparenza se non addirittura del perseguimento di interessi particolari .

Tutto finirà in una bolla di sapone oppure in una reale trasformazione?

In ogni caso Sua Santità già si è adoperato per cambiare i vertici e i ruoli dei più alti poteri finanziari, istituendo un nuovo specialissimo osservatorio, l’A.F.I , l’Autorità di Informazione Finanziaria per la vigilanza e la prevenzione, un’intelligence in materia di contrasto al riciclaggio di denaro e per la trasparenza sulle transazioni.

Una struttura dove sono confluiti professionisti laici di altissimo profilo nazionale e internazionale.

Nel Consiglio Direttivo, in rappresentanza dell’Italia, due nomi eccellenti: la Dr. Maria Bianca Farina, ex AD di Poste Vita e Poste Assicura, e il Dr. Tommaso Di Ruzza, affermato consigliere giuridico presso la Santa Sede, con l’incarico di Direttore dell’ A.F.I.

GuardieSvizzere

L’aspetto consolante di tutta questa storia è che nella Città del Vaticano la pena di morte è stata abolita nel 2001. (mai applicata ma prevista in caso di omicidio del Papa, era giuridicamente legittima fino al pontificato di Wojtyła)

In fatto di condanne, la Chiesa Romana Cattolica Cristiana ha una solida tradizione, non a caso “Mastro Titta” è il sempiterno boia di Roma; l’ultimo capo mozzato era di Agatino Bellomo,  condannato per omicidio il 6 luglio del 1870.

Meno male che oggi si celebrano solo i processi!