Alla Juventus vincere è l’unica cosa che conta

Ancora polemiche dopo l'ennesimo episodio a favore della Juventus nella gara contro il Milan. Sarri, interpellato sull'argomento: "Errori allo Stadium? O noi tutti pazzi o episodi discutibili''

“Alla Juventus vincere non è importante. E’ l’unica cosa che conta”, questa è filosofia sportiva dei bianconeri, stampata perfino nel colletto delle maglie dei giocatori.
Juventus – Milan di venerdì scorso, anticipo della 28a giornata della Serie A, è solo l’ennesima occasione nella quale si avverte un disagio tutt’altro che ingiustificato.
Al 90′ la gara sembrava destinata all’epilogo sul risultato di parità, con una rete per parte. Il quarto uomo comunica al direttore di gara, Davide Massa, 4 minuti di recupero. A recupero ampiamente scaduto accade l’inatteso: Lichtsteiner entra in area rossonera e crossa, la palla colpisce il braccio di De Sciglio, l’arbitro non ha dubbi e concede il rigore. Una decisione quantomeno discutibile, considerato che il terzino del Milan insieme a Vangioni era vicinissimo al giocatore svizzero al momento del cross.

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Dal dischetto realizza Dybala, regalando ai bianconeri l’insperata vittoria a tempo ormai scaduto, con l’inevitabile ed ennesima coda al veleno.
Aldilà dell’esistenza degli estremi per concedere il penalty, quello che lascia perplessi e come mai, se il quarto uomo aveva comunicato 4 minuti di recupero, al 94:30 si stava ancora giocando. Se al 94′ l’arbitro avesse regolarmente fischiato la fine, quella situazione di gioco non si sarebbe mai verificata e la partita, con tutti gli episodi favorevoli e sfavorevoli ad entrambe le formazioni, sarebbe terminata in parità.
Negli anni abbiamo sentito arbitri dichiarare, più o meno apertamente, di non essersela sentita di sanzionare episodi dubbi avvenuti sul finale di gara o nel recupero, che potevano rivelarsi decisivi, situazioni appunto come quella di venerdì; ma in questo caso il signor Massa ha trovato sorprendentemente il coraggio!
Un inatteso coraggio che sembra pervadere arbitri e assistenti che dirigono le gare della Juventus : a fine gara commentatori e opinionisti compiono notevoli sforzi dialettici per giustificare le discutibili decisioni che favoriscono i bianconeri e finiscono per parlare di episodi, interpretabilità del regolamento, opportunità di abbassare i toni, ma la sostanza non cambia .
Milan, Inter, Napoli e Roma, tutte uscite dallo Stadium con una sconfitta, fra polemiche e accese contestazioni alla direzione di gara, con conseguenti duri provvedimenti disciplinari; quanto opportuni e giusti fossero aprirebbe un ulteriore scenario di dibattito.
Maurizio Sarri, interpellato sull’episodio dello Stadium durante la conferenza stampa pre-gara Napoli-Crotone ha detto:

Non so se Inter, Napoli e Milan siano tre squadre di pazzi o sono successi episodi discutibili nelle gare contro la Juve. Non faccio il presidente degli arbitri, lui continua a dirci che abbiamo gli arbitri più forti del mondo. Quindi crediamoci.

Si avverte un’atmosfera a tratti surreale, con inquietanti richiami neppure troppo velati ad un recente passato.
Allenatori, dirigenti, giocatori, cronisti, tifosi, tutti danno l’impressione di vedere e capire perfettamente cosa accade, ma come in passato c’è una sorta di ritrosia ad esprimere chiaramente una precisa posizione, forse fino a quando il disgusto non diventerà insopportabile, in un ambiente che vive di passione ma che coinvolge anche ingenti capitali e interessi economici.
Purtroppo c’è chi pensa, ancora oggi, che Calciopoli sia solo un’invenzione creata ad hoc, architettata e manovrata per colpire e danneggiare la Juventus, come se ignorare o negare i fatti fosse sufficiente per cancellarli.
Così come non può passare inosservato che Luciano Moggi, protagonista indiscusso di quello scandalo sportivo e giudiziario, anche se non l’unico responsabile, continua ad essere invitato in trasmissioni sportive in qualità di grande intenditore e conoscitore di calcio, come se nulla fosse accaduto, uno schiaffo morale alla dignità e alle sentenze penali e sportive.
Per fortuna di tutti gli appassionati, il gioco del calcio è un’altra cosa e nonostante l’inevitabile delusione non ci potrà mai essere un totale disinnamoramento.
Affermare che “l’importante non è vincere, ma partecipare” sarebbe fin troppo retorico e forse anche inopportuno, perché è indiscutibile che attorno al calcio, come in qualsiasi altro sport, oggi ruotano enormi interessi ed investimenti.
Quello a cui assistiamo da anni è qualcosa che va ben oltre lo sport e credere che non conta solo vincere, ma anche il modo in cui si vince, forse per molti potrà sembrare utopistico, ma recuperare questo concetto come ideale sportivo e prima ancora come valore sociale, certamente farebbe un gran bene a tutti.